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CEI 64-8 V2 – LE MODIFICHE ALLA SEZIONE 710 - LOCALI MEDICI.

CEI 64-8 V2 – LE MODIFICHE ALLA SEZIONE 710 - LOCALI MEDICI.

Convinzioni radicate e nuove perplessità sulla norma per i locali medici e zone paziente.

La CEI 64-8 V2 entra in vigore il 1 settembre 2015, eppure ad oggi in pochi ne hanno recepito le novità introdotte. Recepimento che d’altronde non ha avuto successo in nessuna delle edizioni precedenti.

Di seguito alcuni chiarimenti sulle prescrizioni normative principali, vecchie e nuove, che riguardano la progettazione, l’installazione e le verifiche degli impianti elettrici nei locali di medici.

L’impianto elettrico di un locale medico di gruppo 0, pur essendo di fatto un impianto elettrico ordinario, deve essere progettato da un professionista (perito o ingegnere), regolarmente iscritto al proprio albo o collegio di competenza. A maggior ragione per gli impianti di un locale medico di gruppo 1 o 2, per i quali è necessario prendere accorgimenti principali. La zona paziente è sempre stata e resta un mistero. Spesso progettisti e installatori abbondano nel valutare il volume occupato da questa zona. Nello stesso tempo il normatore lascia adito a diverse interpretazioni che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. La nuova norma tiene conto anche del lettino rotante, e stabilisce che la zona paziente è l’insieme dei punti siti a una distanza inferiore a 1,5 m dal paziente, per un massimo di 2,5 m in altezza. Rimane compito del progettista estendere suddetta zona a volumi superiori qualora vi siano le condizioni che un paziente possa toccare una massa ad una altezza superiore ai 2,5 m.

È consuetudine in ambiente medico collegare qualsiasi manufatto metallico al nodo equipotenziale. Consuetudine inutile che ha un costo, e in alcuni casi controproducente. Al nodo equipotenziale vanno collegate, oltre le masse delle apparecchiature che entrano in zona paziente, le sole masse estranee che entrano nella zona paziente. Un infisso metallico non deve essere collegato a terra in quanto tale.

Le prese interbloccate che alimentano apparecchi in grado di erogare potenze superiori a 5 kVA non devono essere collegate a mezzo trasformatore di isolamento. Anche se il normatore permette nella nuova versione l’intercambiabilità a patto che suddette prese siano chiaramente identificabili. Rimane compito del progettista predisporre opportune segnalazioni sul preciso utilizzo di un punto di alimentazione e un adeguata formazione del personale addetto alla manutenzione in unione a quello sanitario.

Infine non è più richiesto di effettuare la misura di continuità dei conduttori di protezione e equipotenziali con uno strumento in grado di erogare almeno 10 A e una tensione a vuoto compresa tra 4 e 24 V. Rimane valida la prescrizione degli 0,2 Ω. In definitiva, la misura può essere eseguita nella stessa modalità con cui si esegue nei locali ordinari, con particolare attenzione però al limite sopracitato. La norma dunque diventa meno restringente, incomprensibilmente secondo alcuni, a ragion veduta secondo altri.

Elettro-lab è al passo con l’evoluzione normativa e vicina alle esigenze dei direttori sanitari, fornendo loro l’assistenza e le informazioni necessarie per consentire agli ambienti medici di essere un luogo di lavoro sicuro per i dipendenti, e un luogo sicuro per i pazienti.

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