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Impianto di terra: definizioni

Impianto di terra: definizioni

Come anticipato nel precedente articolo, descriveremo di seguito gli elementi che compongono l’impianto di terra, cercando di descriverne le funzionalità.

Rispolveriamo quindi la definizione di impianto di terra, inteso come l’insieme dei dispersori, conduttori di terra, conduttori equipotenziali, collettori (nodi) principali di terra e conduttori di protezione facente parte dell’impianto elettrico. Ai fini del DPR 462/01 si intendono facenti parte dell’impianto di messa a terra anche i segnalatori di primo guasto laddove esistenti, i dispositivi di protezione differenziali, e i dispositivi di protezione dalle sovracorrenti qualora questi siano impiegati nella protezione dai contatti indiretti.

A tal proposito è necessario specificare che sono quindi da considerarsi elementi integranti dell’impianto di terra anche gli interruttori che si occupano dell’interruzione automatica dell’alimentazione, ma approfondiremo meglio in seguito tale aspetto.

Il primo elemento dell’impianto di terra….è la terra. Sembra scontato ma è meno banale di quel che si possa pensare. La terra vuol indicare il terreno inteso come conduttore elettrico, il cui potenziale si assume convenzionalmente nullo.

Analizziamo adesso il ispersore (DA), ovvero da quel corpo metallico, o da quell’insieme di corpi metallici, posto a contatto diretto con il terreno, il cui compito è quello di disperdere correnti elettriche. I dispersori possono essere elementi costruiti appositamente per tale scopo, e in tal caso prendono il nome di dispersori intenzionali.

Molto spesso vi sono corpi metallici in intimo contatto con il terreno, ma che non sono stati installati intenzionalmente per motivi elettrici: pensiamo a una cisterna in acciaio interrata, alle tubazioni metalliche del gas o dell’acqua, o ai ferri di fondazione di una struttura; suddetti elementi, pur non essendo nati dispersori, potrebbero diventarlo, qualora si decidesse di collegarli all’impianto di terra; in tal caso, prendono il nome di dispersori di fatto.

I dispersori intenzionali sono regolamentati a livello normativo, e devono rispettare determinate caratteristiche in termini di dimensioni e materiale. La progettazione di un adeguato impianto di terra può essere notevolmente complessa, e suddetto compito deve essere affiato a chi ne possieda le capacità tecniche adeguate.

Il sistema disperdente è collegato all’impianto attraverso il conduttore di terra (CT), costituito da un cavo isolato o nudo, collegato da un estremità, per l’appunto, al sistema disperdente, e dall’altra al nodo di terra, ovvero quel punto dell’impianto in cui convogliano tutti i conduttori di protezione (PE).

I conduttori di protezione, così come il conduttore di terra, devono essere adeguatamente dimensionati: in primis devono poter sopportare la corrente di guasto verso terra, in secondo luogo devono essere adatti all’ambiente di installazione. Entreremo successivamente nel merito di quanto esposto.

I conduttori di protezioni hanno il compito di collegare all’impianto disperdente le masse del sistema.

Il concetto di massa è stato espresso nel precedente articolo, e rappresenta quella parte metallica facente parte di un impianto elettrico che durante il normale funzionamento non presenta tensioni pericolose verso terra, ma che potrebbe farlo in caso di guasto.

È importante specificare che le masse sono metalliche, quindi involucri non metallici non rappresentano masse, non potendo introdurre potenziali pericolosi (apparecchi di classe II). Uno schema tipico d’impianto di terra è rappresentato in Figura 1:

Figura 1: Schema impianto di terra (Immagine tratta da CEI 64-50)

Come detto per i dispersori di fatto, vi sono elementi metallici, che pur non essendo stati installati specificatamente per interagire con l’impianto elettrico, purtroppo lo fanno, e quando questa interazione potrebbe pregiudicare la sicurezza delle persone, bisogna prendere adeguati provvedimenti. Questo è il caso delle masse estranee, ovvero quelle parti conduttrici non facente parte dell’impianto elettrico in grado di introdurre un potenziale, generalmente il potenziale di terra. Spesso le definizioni normative sono estremamente ermetiche, ma esprimono sinteticamente e univocamente un concetto. Per comprendere appieno potremmo fare l’esempio di una tipica massa estranea, ovvero la tubazione metallica di un servizio (acqua o gas) entrante in un edificio: le tubazioni si estendono per svariati kilometri, e sono in intimo contatto con terreni che possono essere anche molto lontani, i quali, non si trovano allo stesso potenziale di quello immediatamente sotto i nostri piedi. Di qui la capacità di una massa estranea di introdurre un potenziale di terra, che alcuni testi per l’appunto definiscono potenziale di terra lontana.

Di qui la necessità di installare i collegamenti equipotenziali principali (EQP), e qualora fosse necessario, i collegamenti equipotenziali supplementari (EQS). Il primo rappresenta, per l’appunto, il collegamento principale delle masse estranee all’impianto di terra (ad esempio all’ingresso delle tubazioni di acqua e gas nel locale). Spesso, per esigenze particolari, come in ambienti medici, o laddove la resistenza del conduttore di terra non sia sufficiente a garantire i requisiti di sicurezza dell’ambiente, risulta necessario l’installazione di un ulteriore conduttore equipotenziale, supplementare al primo, al fine di garantire una maggiore equipotenzialità.

L’articolo non ha alcuna pretesa di essere esaustivo, ma è solo uno spunto per l’approfondimento di un argomento estremamente vasto, regolamentato da specifica normativa, in alcuni punti anche molto complessa. Sarebbe opportuna un adeguata conoscenza da parte dei progettisti e installatori, in modo da poter trasmettere ai datori di lavoro, o ancora più genericamente alla comunità, l’importanza di difendersi da un nemico invisibile.

Nella prossima puntata: L’interruttore differenziale.

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